Claudio Brotto

Libri e Traduzioni

Passando davanti alla libreria di camera mia mi sono soffermato ad osservare i libri di informatica, meticolosamente allineati in ordine di argomento nei ripiani più alti (sono una persona abbastanza disordinata, ma la mia "bibliotechina" è un discorso a parte :)).

Da quattro anni a questa parte ne ho comprato un discreto numero (a spanne dovrebbero essere una trentina), e in effetti, a volerli mettere in ordine cronologico di acquisto, rispecchiano abbastanza fedelmente l'andamento dei miei interessi e dei miei impegni sul lavoro.

Mi ha colpito una cosa, in questa rapida rassegna.

I primi 6 o 7 libri sono traduzioni in italiano.

Gli ultimi (con alcune eccezioni, prima fra tutte: alcuni autori sono italiani !) sono tutti versioni originali inglesi.

I motivi, pensandoci, ci sono.

Innanzitutto, col passare del tempo e con l'aumentare dell'esperienza, mi sono trovato a ricercare volumi che semplicemente non sono stati tradotti, o comunque difficili da reperire in versione italiana. Non sto parlando di libri introvabili su argomenti ultra-avanzati: un esempio su tutti è Advanced .NET Remoting di Ingo Rammer, che avevo a suo tempo cercato senza fortuna in versione tradotta, salvo poi ripiegare sull'acquisto on-line via Amazon .

In secondo luogo, spesso i volumi in lingua originale acquistati via Internet costano meno delle relative versioni tradotte che possiamo trovare in libreria. A maggior ragione ora che il cambio euro-dollaro invoglia a fare compere oltre oceano.

Terzo, ma in realtà primo per importanza. Da un po' di tempo preferisco leggere la versione inglese di un testo "tecnico" piuttosto che la sua traduzione.

Non fraintendetemi: ci sono sicuramente traduzioni di ottima qualità. Il problema è il metro con cui si misura la qualità di una traduzione tecnica.

Il mio parere è che, molto spesso, una traduzione è tanto più valida quanto poco è completa.

Pochi giorni fa stavo rileggendo alcune pagine di un volume sui sistemi operativi, nel quale il termine inglese HANDLE viene tradotto con MANIGLIA. Ora, non metto in dubbio che in italiano "handle" significhi "maniglia". Semplicemente mi sembrava poco naturale parlare di "maniglia di un semaforo" ... allora perchè non dire che con tale maniglia i "fili" possono sincronizzare l'accesso ad una risorsa !?!! (filo = thread)

Non è questione di fare i fighi o tanto meno di essere esterofili.

Solo credo che lo scopo della lettura di un volume tecnico sia quello di apprendere. Ed ognuno deve ricercare il mezzo (anche la lingua) che gli facilita l'apprendimento.

Da un lato, non essendo la mia lingua madre, sicuramente leggere in inglese comporta un ulteriore livello di "filtro" (la traduzione) e mi rende meno immediato l'assorbimento delle nozioni. Dall'altro, pero, si fa fatica a ri-tradurre tutti i termini come "maniglia" nel loro corrispettivo originale !

Voi cosa ne pensate ?

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Posted: gen 04 2005, 07:24 by devlizard | with 5 comment(s)
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Comments

devlizard said:

...mah, la diatriba tra inglesisti ed italianisti è in corso da anni e non riguarda solo i libri, ma si estende anche al software.
Ci sono alcune cose certe:
1. In italia si scrivono pochi libri tecnici (e qui tiro un po' l'acqua al <a href="http://www.braidi.com/Libri.asp">mio mulino</a>...)
2. I libri che vengono tradotti sono di qualità così bassa (la traduzione, intendo) da farci preferire lo sforzo di leggere in una lingua non nostra...
3. Spesso i tempi necessari per effettuare una traduzione sono tali da rendere il libro "vecchio" nel momento stesso in cui viene pubblicato in italiano.

Penso che molto si potrebbe risolvere se si affidasse il lavoro di tradurre i testi tecnici a persone competenti sull'argomento. Un po' di tempo fa mi è successo di vedere la traduzione italiana di un testo che possiedo in inglese sui database. A parte il fatto che la traduzione italiana (della prima edizione del testo) è uscita contemporaneamente alla sua seconda edizione in inglese nella quale erano presenti circa 200 pagine in più, la cosa che mi ha "scandalizzato" è stato vedere il capitolo "LE VISUALIZZAZIONI".
Questo non è un problema di traduzione, ma di ignoranza!

LB
# gennaio 5, 2005 9:03

devlizard said:

Avendo fatto sia il traduttore che il revisore tecnico che l'autore di libri, credo di avere qualche nozione sull'argomento.
Il problema più grande è di tipo economico. Il mercato italiano per i libri di informatica è troppo piccolo. Quando un editore acquista i diritti per la traduzione di un testo, sostiene poi una serie di costi fissi che deve ammortizzare con le vendite del libro. Questi costi includono la traduzione, l'impaginazione, gli impianti, a volte la copertina. Mediamente un titolo "normale" viene stampato in poche migliaia di copie (a volte meno di 2.000). Raramente si superano le 10.000 copie vendute, i casi che vanno oltre le 20.000 copie sono pochissimi e costituiscono veri e propri eventi.
I numeri non si fanno poi con i libri "avanzati" ma con quelli base (testi destinati ai novizi più che agli esperti, insomma).
Ecco quindi che, paradossalmente, un libro tradotto con molte pagine costa di più che l'originale americano. Si tratta, semplicemente, di un problema di costi che non si riescono a ripartire su volumi di vendita significativi.
Per contenere i costi e avere tempi di traduzione veloci, poi, si ricorre spesso a società che fanno questo di mestiere e che, a loro volta, si avvalgono di una miriade di collaboratori che conoscono le lingue e si avvalgono di software che "automatizzano" parte della traduzione (individuano frasi ricorrenti e propongono la trauzione precedente); tali traduttori possono passare dalle istruzioni del videoregistratore al libro di Windows Internals nella stessa settimana. In teoria dovrebbe esserci un controllo qualitativo a valle, ma non sempre viene fatto rispettare (qui è l'editore quello che ci rimette di più, perché la faccia è la sua e lui la traduzione comunque l'ha pagata per buona).
Infine, metteteci dentro anche Microsoft. Esiste un glossario Microsoft per le traduzioni, per cui un termine viene tradotto in modo uniforme in tutti i prodotti. Mi sembra anche giusto. Peccato però che non si facciano le dovute eccezioni e così una "checkbox" diventa una "casella di selezione" e una combobox una "casella di scelta" (o è il contrario, non mi ricordo più). Sostituite in un libro di Windows Forms tutte le occorrenze di combo e checkbox ed ecco che il testo risulta incomprensibile. Fortunatamente a volte il codice di esempio (che non può essere tradotto) fa capire di che si tratta. Non avete bisogno di andare a prendere un libro: basta aprire l'help di un Visual Studio in italiano.
Per chiudere, è giusto citare le dovute eccezioni: la collana "La voce degli esperti" di Mondadori Informatica contiene titoli tradotti da professionisti dell'informatica. Personalmente ho tradotto "Introduzione a C# - seconda edizione" di Eric Gunnerson e conosco direttamente alcuni dei traduttori degli altri titolo della collana. In questi testi si usa la lingua "reale" degli informatici italiani, ma purtroppo stiamo parlando di una rosa di titoli non molto estesa che costituisce un'eccezione e non la regola nel panorama dei testi di informatica in Italia.
# gennaio 5, 2005 11:45

devlizard said:

Sono d'accordo con Marco su due punti in particolare.
Primo. Alla base di tutto ci sono ragioni economiche (e dove non è così ...).
Secondo. Come in tutte le cose, è sbagliato generalizzare.

Per scegliere, in fondo, hai alcune possibilità.
O ti porti a casa il libro dalla libreria e te lo analizzi per bene (ma a quel punto l'hai già letto, e probabilmente lo riporti in libreria affermando che la traduzione era carente !!).
Oppure ti affidi alla "fama" di un traduttore o di una collana, per come te ne sei fatto un'idea leggendo altri libri dello stesso traduttore o della stessa collana.
Terza soluzione: decidi che comunque la versione originale è preferibile, e non vai neanche in libreria (o su Internet) a cercare la traduzione italiana.
Se compri "per collana" necessariamente prendi parte alla "selezione naturale" del mercato, come è anche giusto che sia. Il rischio è di perdere volumi validi pubblicati da un editore che, magari per esperienze passate non esaltanti, non ti ha convinto del tutto.
Se decidi che, al diavolo tutto, la traduzione fa comunque schifo e vuoi comprare solo testi inglesi, paradossalmente contribuisci a peggiorare (o almeno a non migliorare) la qualità delle traduzioni, semplicemente perchè non alimenti il loro mercato e vai a comprare da un'altra parte.
In alternativa (e forse è la scelta migliore) ti scarichi i capitoli di esempio che molti editori rendono disponibili sul proprio sito e valuti in base a quelli.

Ciò che rimane ancora fuori, e che secondo me ha un peso abbastanza alto nel preferire il materiale non tradotto, è che ... un po' ci si abitua a leggere documenti tecnici in inglese.
Non sempre e non solo per scelta, ma anche perchè la mole di documenti disponibili è, necessariamente, molto ampia.
Quindi ci si ritrova spesso a leggere articoli di autori americani, o i blog dei dipendenti Microsoft, o le recensioni su CodeProject, e via dicendo.
E con questo, non dico certo che i documenti validi sono solo quelli scritti in inglese, ci mancherebbe ancora !
Semplicemente, se sei un ... informatico, volente o nolente, molto spesso ti trovi ad avere a che fare con l'inglese tecnico. Di conseguenza la ritrosia a leggere documenti in inglese diminuisce, man mano che ne migliora la capacità di comprensione.

E' chiaro che tutte queste considerazioni valgono per lettori relativamente avanzati rispetto all'utente alle prime armi che cerca un volume che gli insegni ad usare Word. Innanzitutto, nel 90% dei casi, l'utente alle prime armi è più propenso ad acquistare in libreria che non su internet. Poi, sempre nel 90% dei casi (facciamo anche 95%), la versione di Word che ha installato è in italiano. Inoltre, nonchè corollario dell'ultimo punto, l'utente insperto magari non ha già ben fissata l'idea di "combobox", quindi gli va benissimo "casella di selezione".

Post scriptum: ho due libri (in italiano, questa volta !) della collana "La voce degli esperti": "Essential .NET" di Don Box e "COM e .NET" di Andrew Troelsen. Ho letto entrambi con piacere (in particolare il primo) senza sentire il "peso" della traduzione.
Ho dato un'occhiata agli <a href="http://education.mondadori.it/DocumentGen.asp?IdDoc=912"> altri titoli</a> in catalogo per la stessa collana.
Mi ha colpito una cosa: molti di essi (non so, forse anche tutti, solo che alcuni non li conosco) nella versione originale sono editi da APress (di cui ho alcuni altri titoli, in inglese questa volta).
Sarà un caso, ma una buona traduzione si accompagna a buoni contenuti :)
# gennaio 6, 2005 9:46

devlizard said:

Il motivo della traduzione di APress è semplice: tutti i titoli di Microsoft Press devono (dovrebbero) sottostare alle regole del glossario unico di Microsoft.
D'accordo con te che è difficile fare a meno delle versioni originali. Personalmente non compro testi tradotti da qualche anno (a parte titoli scritti originariamente in italiano). Però il numero di persone che prediligono testi in italiano è ancora alto, più alto di quello che ragionevolmente si potrebbe pensare. Poi non sempre queste persone comprano libri, ma questo è un altro discorso.
# gennaio 7, 2005 9:35

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# gennaio 7, 2005 9:44