Passando davanti alla libreria di camera mia mi sono soffermato ad osservare i libri di informatica, meticolosamente allineati in ordine di argomento nei ripiani più alti (sono una persona abbastanza disordinata, ma la mia "bibliotechina" è un discorso a parte :)).
Da quattro anni a questa parte ne ho comprato un discreto numero (a spanne dovrebbero essere una trentina), e in effetti, a volerli mettere in ordine cronologico di acquisto, rispecchiano abbastanza fedelmente l'andamento dei miei interessi e dei miei impegni sul lavoro.
Mi ha colpito una cosa, in questa rapida rassegna.
I primi 6 o 7 libri sono traduzioni in italiano.
Gli ultimi (con alcune eccezioni, prima fra tutte: alcuni autori sono italiani !) sono tutti versioni originali inglesi.
I motivi, pensandoci, ci sono.
Innanzitutto, col passare del tempo e con l'aumentare dell'esperienza, mi sono trovato a ricercare volumi che semplicemente non sono stati tradotti, o comunque difficili da reperire in versione italiana. Non sto parlando di libri introvabili su argomenti ultra-avanzati: un esempio su tutti è Advanced .NET Remoting di Ingo Rammer, che avevo a suo tempo cercato senza fortuna in versione tradotta, salvo poi ripiegare sull'acquisto on-line via Amazon .
In secondo luogo, spesso i volumi in lingua originale acquistati via Internet costano meno delle relative versioni tradotte che possiamo trovare in libreria. A maggior ragione ora che il cambio euro-dollaro invoglia a fare compere oltre oceano.
Terzo, ma in realtà primo per importanza. Da un po' di tempo preferisco leggere la versione inglese di un testo "tecnico" piuttosto che la sua traduzione.
Non fraintendetemi: ci sono sicuramente traduzioni di ottima qualità. Il problema è il metro con cui si misura la qualità di una traduzione tecnica.
Il mio parere è che, molto spesso, una traduzione è tanto più valida quanto poco è completa.
Pochi giorni fa stavo rileggendo alcune pagine di un volume sui sistemi operativi, nel quale il termine inglese HANDLE viene tradotto con MANIGLIA. Ora, non metto in dubbio che in italiano "handle" significhi "maniglia". Semplicemente mi sembrava poco naturale parlare di "maniglia di un semaforo" ... allora perchè non dire che con tale maniglia i "fili" possono sincronizzare l'accesso ad una risorsa !?!! (filo = thread)
Non è questione di fare i fighi o tanto meno di essere esterofili.
Solo credo che lo scopo della lettura di un volume tecnico sia quello di apprendere. Ed ognuno deve ricercare il mezzo (anche la lingua) che gli facilita l'apprendimento.
Da un lato, non essendo la mia lingua madre, sicuramente leggere in inglese comporta un ulteriore livello di "filtro" (la traduzione) e mi rende meno immediato l'assorbimento delle nozioni. Dall'altro, pero, si fa fatica a ri-tradurre tutti i termini come "maniglia" nel loro corrispettivo originale !
Voi cosa ne pensate ?