Claudio Brotto

Ode alle Annotated References

Prendo spunto da questo post, in cui Brad Abrams annuncia il completamento del vol.2 della Standard Library Annotated Reference (no, non mi paga la Amazon per tutte queste segnalazioni editoriali !), per esporre il mio punto di vista su questo "genere letterario" rappresentato dalle annotated references.

Mi piace !! Anche se un paio di asterischi ce li metto (e non sia mai che riesca a concludere un giudizio in due parole ...).

Studiare, o semplicemente leggere, le specifiche non è esattamente l'attività più semplice e diretta, almeno dal punto di vista dell'apprendimento. Proprio perchè esse sono, appunto, specifiche, e i requisiti sono necessariamente differenti da quelli di un volume divulgativo, per quanto di riferimento questo possa essere. 

Molto dipende dall'attitudine personale, questo è chiaro: conosco persone che si trovano meglio a leggere un'enciclopedia che un romanzo, a testimonianza del fatto che l'efficacia di una forma di divulgazione è difficilmente valutabile in termini assoluti, data la disomogeneità del pubblico al quale essa si rivolge.

Le annotated references, in questo contesto, credo siano un valido punto di unione delle due metodologie di esposizione. 

Reference sono, reference restano - tanto è vero che generalmente le annotazioni vengono evidenziate come tali in maniera piuttosto chiara, almeno dal punto di vista tipografico.

D'altro canto, se gli annotatori compiono un buon lavoro, spesso si riesce a creare l'amalgama che in un testo di specifiche a volte manca. Le note a margine possono aggiungere struttura, oltre che contenuto , al testo al quale si riferiscono, e in questo senso rappresentano un modo di avvicinare un volume di riferimento ad un volume di esposizione più ... narrata.

Spero che il v2 delle SLAR confermi questa mia opinione, che il v1 e il CLI a.r. di Jim Miller hanno contribuito a creare.

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