Ode alle Annotated References
Prendo spunto da questo post, in cui Brad Abrams annuncia il completamento del vol.2 della Standard Library Annotated Reference
(no, non mi paga la Amazon
per tutte queste segnalazioni editoriali !), per esporre il mio punto di vista
su questo "genere letterario" rappresentato dalle annotated
references.
Mi piace !! Anche se un paio di asterischi ce li metto (e non sia mai che
riesca a concludere un giudizio in due parole ...).
Studiare, o semplicemente leggere, le specifiche non è
esattamente l'attività più semplice e diretta, almeno dal punto di vista
dell'apprendimento. Proprio perchè esse sono, appunto,
specifiche, e i requisiti sono necessariamente differenti da
quelli di un volume divulgativo, per quanto di riferimento questo possa
essere.
Molto dipende dall'attitudine personale, questo è chiaro: conosco persone che
si trovano meglio a leggere un'enciclopedia che un romanzo, a testimonianza del
fatto che l'efficacia di una forma di divulgazione è difficilmente valutabile in
termini assoluti, data la disomogeneità del pubblico al quale essa si
rivolge.
Le annotated references, in questo contesto, credo siano un valido
punto di unione delle due metodologie di esposizione.
Reference sono, reference restano - tanto è vero che generalmente le
annotazioni vengono evidenziate come tali in maniera piuttosto chiara, almeno
dal punto di vista tipografico.
D'altro canto, se gli annotatori compiono un buon
lavoro, spesso si riesce a creare l'amalgama che in un testo di specifiche a
volte manca. Le note a margine possono aggiungere struttura, oltre che
contenuto , al testo al
quale si riferiscono, e in questo senso rappresentano un modo di avvicinare un
volume di riferimento ad un volume di esposizione più ... narrata.
Spero che il v2 delle SLAR confermi questa mia opinione, che il v1 e il CLI
a.r. di Jim Miller hanno contribuito a creare.
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