La tecnologia ha fatto passi da gigante negli ultimi
anni.
L'esordio di questo post è quanto di più banale possa esserci, per cui
cercherò di illustrare meglio il contesto in cui vorrei inserire questa
affermazione.
Prendiamo la "rivoluzione internet". Potenzialmente
, il risvolto sociale primario è l'apertura di nuovi
canali di comunicazione, per i quali la distanza geografica non è più un fattore
determinante.
Inutile, e troppo esteso, il paragone con il tempo in cui le notizie
viaggiavano a cavallo, e si perdevano le guerre per un ritardo del messaggero.
Ma anche limitandosi a un'epoca un po' più vicina alla nostra (praticamente ieri - o
oggi ?) non si può negare che la diffusione delle informazioni,
specialmente quelle ufficiali, sia stata decisamente rallentata dalle latenze dovute alla
distanza.
Un ente che deve inviare bollettini ufficiali ai suoi
rappresentanti è costretto a seguire un iter burocratico a volte inutilmente
complicato, fatto di firme e controfirme su documenti cartacei, il che porta senza via
di scampo alla rinuncia all'immediatezza dell'informazione.
La qual cosa risulta problematica, talvolta grave, quando la validità
dell'informazione è data dalla sua non-obsolescenza.
Questo è il contesto in cui inserico la frase
di esordio: la tecnologia ha compiuto progressi tali da consentire di annullare l'intervallo tra la spedizione e la consegna delle
notizie, e delle informazioni in generale. Solamente, bisognerebbe che questi progressi
venissero sfruttati a dovere: a volte lo sono, a volte ancora
no.
Questa riflessione mi viene dall'aver intrattenuto una conversazione, alcuni
giorni orsono, nel corso della quale la lamentela del mio interlocutore era
proprio rivolta alla latenza delle informazioni: "Non è possibile che queste
cose si vengano a sapere dal telegiornale una settimana prima di averne una
comunicazione ufficiale".
Il pensiero è andato subito alle diverse forme di comunicazione immediata che
la rivoluzione internet ha aperto, e che, come rimarcato, non vengono sempre
sfruttate.
Quanto è problematico mettere su una mailing-list ? Un sito aggiornato
quotidianamente ? Un feed RSS ?
Dal punto di vista della tecnologia, ormai praticamente nulla.
Dal punto di vista dell'utilizzatore, altrettanto (il browser e il client di posta lo abbiamo installato tutti, l'aggregator probabilmente
raggiungerà in breve la stessa diffusione, ammesso
che già non sia così).
Dal punto di vista dell'ente (termine assolutamente generico)
intervengono, però, alcuni fattori che ritardano l'adozione di queste
facilities a livello ufficiale. La sicurezza, o forse la paura di
insicurezza, credo sia l'ostacolo principale da
superare.
Perchè qui è il problema, secondo me. Rimanendo nel campo della non-ufficialità,
le risorse ci sono, e numerose, con l'unico problema di riuscire
a trovarle (e questo è il meno) e soprattutto di verificarne l'autenticità.
L'interrogativo sulla non autenticità di una notizia
rende a volte inutilizzabili, per quanto utili, le informazioni.
Così è possibile che un operatore (anche qui il termine è assolutamente
generico) si trovi a conoscere un fatto e a non poter applicare questa
conoscenza, in attesa di una circolare che tarda ad arrivare.
In quel periodo di interregno possono succedere le cose più disparate:
si va da un semplice (!!) disservizio a conseguenze ben più gravi, a seconda
dell'ambito dell'informazione.
Non sono sufficientemente dentro il settore da capire
quanto questa sia solo una percezione o, piuttosto, un'effettiva realtà. Ma la
senzazione, vista dall'esterno, è che ci sia ancora un divario piuttosto marcato
fra le potenzialità della tecnologia attuale e l'effettivo uso
che ne viene fatto.
Io ritengo di avere competenze informatiche superiori alla media (prendendo un campione di
persone che va dalla nonna 90enne al cracker che buca i sistemi di sicurezza
delle banche). Eppure quando acquisto un prodotto da un sito di e-commerce
e digito il codice della mia carta di credito non nascondo che un piccolo
senso di vuoto lo sento ancora. E tutto ciò nonostante sappia cosa vuol dire
https, cos'è un certificato digitale e via discorrendo.
Ed è così che mi viene da pensare come la tecnologia abbia fatto passi da gigante, ma così non sia
stato per la sua divulgazione.
Se mia madre (scusa, mamma, se ti uso sempre come
prototipo di utente inesperto) si trova di fronte alla necessità di acquistare su
Internet, semplicemente non è in grado di valutare autonomamente i rischi che
questa azione comporta.
Allora chiede a me.
Io non sto a spiegarle le questioni più strettamente tecniche, che non
sarebbe in grado di comprendere appieno, e le dico semplicemente di procedere
all'acquisto fornendo i dati della sua carta di credito.
Mia madre si fida, e compra.
Provate a traslare questo procedimento nel contesto di un organo ufficiale. Non
è difficile immaginare come le conseguenze di una scelta assumano
proporzioni ben maggiori, in linea con i rischi che si corrono. E questo è
un fattore determinante per il ritardo nell'adozione di un mezzo di comunicazione
nuovo.
Ed eccoci giunti al titolo di questo lungo post: "Diamo una mano alla
tecnologia".
Che, tradotto, si legge: "Cosa possiamo fare per annullare il divario fra ciò
che abbiamo a disposizione e ciò che effettivamente utilizziamo ?".
Sembra scontato dirlo, ma credo che la divulgazione sia la chiave.
E non si parla di illustrare i principi della crittografia all'utente finale.
Semplicemente perchè l'utente finale non deve nemmeno accorgersi che
dietro ad una sua richiesta su internet intervengono diversi strati che la
rendono, eventualmente, sicura.
Si parla di formare gli esperti. Di "insegnare ai docenti".
Le possibilità ci sono. Molto spesso anche di ottimo livello. Alcune le
avete sotto gli occhi, mentre state leggendo questo post (mi sembra inutile
linkare la home di DevLeap, basta fare click sul logo in alto !).
Se dobbiamo rinunciare, per forza di cose, alla capillarità della
formazione, ciò nonostante è lecito puntare alla capillarità della
divulgazione.
Sarò ottimista, ma credo che questa si possa ottenere, appunto,
incrementando il livello di preparazione ed aumentando la sensibilità degli
"esperti".
Così anche l'utente finale ha la garanzia di aver avuto un consiglio
ponderato.
E l'ente ufficiale può valutare con maggiore tranquillità il "grande salto" nel mondo
telematico.