Claudio Brotto

LUA: difficile diffondere l'abitudine.

Ho letto il post di Paolo relativo al (non)funzionamento di alcuni programmi sotto utente non amministratore, e non posso che concordare con lui.

Ormai sono alcuni mesi che ho adottato l'abitudine di utilizzare un utente User sui miei computer.

Dovendo tirare le somme, adesso, della mia esperienza, devo dire che è stata meno traumatica di come me l'ero prefigurata e che indubbiamente i vantaggi superano di molto lo sforzo iniziale, dovuto magari proprio al malfunzionamento di alcuni programmi.

Il discorso cambia quando si parla di diffondere questa pratica.

Per la mia esperienza (lo sottolineo due volte, perchè magari la realtà è differente) ci sono in giro diverse situazioni di informatizzazione forzata: intendo dire posti in cui l'utilizzo dello strumento informatico è in qualche modo subìto in modo passivo, e manca un'adeguata preparazione del personale che lo utilizza.

Manca, in quei casi, la competenza necessaria per capire l'importanza di questa abitudine: talvolta il concetto di privilegi di un utente non è assolutamente noto, la password è quella cosa che mi permette di accendere il pc , e via dicendo.

Però, ammesso e non concesso di porre rimedio a questa disinformazione, il problema è risolto ?

Giusto qualche giorno fa mi è capitato di installare un'applicazione che ho scritto presso un ufficio.

Tra una parola e l'altra, ho proposto di adottare la pratica di utilizzare utenti a bassi privilegi.

Domanda: Perchè ?

Risposta: bla bla bla.

Domanda: Ma poi funziona tutto come prima ?

Risposta: bla bla bla ... Dipende ... Facciamo una prova ?

Prova: il programma di contabilità che stanno usando (pagato diverse migliaia di euro) si pianta inesorabilmente.

Risultato: ovviamente come non detto, si lascia tutto così come sta, non è un problema mio (semmai di chi ha prodotto il software).

Sono due le cose da evidenziare, secondo me.

Primo. Se l'utente non è informato, difficilmente adotterà una pratica "fuori default". E quindi difficilmente i difetti del software che compra verranno a galla.

Secondo. In alcuni casi non c'è quasi la possibilità di scelta sull'acquisto del software. Non stiamo parlando di programmi "general purpose", ma di applicazioni molto, molto specifiche, spesso sviluppate ad hoc, talvolta scelte obbligate addirittura per motivi pseudo-legali. Quello che hai, te lo tieni, perchè mancano le alternative.

Se sei costretto ad utilizzare un programma, per forza di cose non hai troppa libertà nel modificare il suo ambiente di esecuzione. In pratica sei costretto a fare in modo che il programma funzioni. Non la software house che l'ha prodotto (che ha una sorta di monopolio), ma tu che lo usi.

Sigh.

Posted: ago 07 2005, 03.26 by devlizard | with no comments
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