LUA: difficile diffondere l'abitudine.
Ho letto il post di Paolo relativo al (non)funzionamento di alcuni programmi sotto utente non
amministratore, e non posso che concordare con
lui.
Ormai sono alcuni mesi che ho
adottato l'abitudine di utilizzare un utente User sui miei
computer.
Dovendo tirare le somme, adesso,
della mia esperienza, devo dire che è stata meno traumatica di come me l'ero
prefigurata e che indubbiamente i vantaggi superano di molto lo sforzo iniziale,
dovuto magari proprio al malfunzionamento di alcuni programmi.
Il discorso cambia quando si parla di diffondere
questa pratica.
Per la mia esperienza (lo sottolineo due
volte, perchè magari la realtà è differente) ci sono in giro diverse situazioni
di informatizzazione forzata: intendo dire posti in cui l'utilizzo
dello strumento informatico è in qualche modo subìto in modo passivo, e
manca un'adeguata preparazione del personale che lo utilizza.
Manca, in quei casi, la competenza necessaria per
capire l'importanza di questa abitudine: talvolta il concetto di
privilegi di un utente non è assolutamente noto, la password è
quella cosa che mi permette di accendere il pc , e via
dicendo.
Però, ammesso e non concesso di porre rimedio a
questa disinformazione, il problema è risolto ?
Giusto qualche giorno fa mi è capitato di
installare un'applicazione che ho scritto presso un ufficio.
Tra una parola e l'altra, ho proposto di adottare la
pratica di utilizzare utenti a bassi privilegi.
Domanda: Perchè ?
Risposta:
bla bla bla.
Domanda: Ma poi funziona tutto come prima
?
Risposta:
bla bla bla ... Dipende ... Facciamo una prova
?
Prova: il programma di contabilità che stanno usando
(pagato diverse migliaia di euro) si pianta inesorabilmente.
Risultato: ovviamente come non detto, si lascia
tutto così come sta, non è un problema mio (semmai di chi ha prodotto il
software).
Sono due le cose da evidenziare, secondo
me.
Primo. Se l'utente non è informato, difficilmente adotterà
una pratica "fuori default". E quindi difficilmente i difetti del software che
compra verranno a galla.
Secondo. In alcuni casi non c'è quasi la
possibilità di scelta sull'acquisto del software. Non stiamo parlando di
programmi "general purpose", ma di applicazioni molto, molto specifiche, spesso
sviluppate ad hoc, talvolta scelte obbligate addirittura per motivi
pseudo-legali. Quello che hai, te lo tieni, perchè mancano le
alternative.
Se sei
costretto ad utilizzare un programma, per forza di cose non hai troppa
libertà nel modificare il suo ambiente di esecuzione. In pratica sei costretto a
fare in modo che il programma funzioni. Non la software house che l'ha
prodotto (che ha una sorta di monopolio), ma tu che lo usi.
Sigh.