Un bel format per un corso di formazione
Ho appena terminato un'esperienza davvero interessante di formazione "custom", che voglio condividere perchè mi ha dato spunti piuttosto particolari.
La particolarità non sta negli argomenti (che, anzi, gira e rigira sono sempre quelli, logicamente) ma nel format un po' sui generis.
Per farla breve, custom nel senso di:
- Percorso didattico custom (con la necessità di organizzare un minimo di flusso continuo degli argomenti, cosa non semplice data la varietà degli stessi)
- Materiale custom (slide, snippet, esempi e ~lab)
- Aula custom (la sala di casa mia, più custom di così)
- Cathering custom (il caffè della mia superabusata macchina espresso, qualche brioche ...)
- Orari custom (anche se più o meno stabili)
Che poi, se penso al tempo delle lezioni che si davano all'università per tirar su due lire, oggettivamente ci sono un po' di punti di contatto :-P
Più seriamente, le mie considerazioni sono queste.
Premetto che non amo i corsi "standard", preconfigurati e rigidi (discorso trito e ritrito e già affrontato più volte, per i MOC in primis).
Non è solo una questione di gusto personale (che dovrebbe chiaramente passare in secondo piano nel momento in cui si offre un servizio per cui si viene pagati), ma una considerazione più allargata sulla validità didattica. Sa un po' di facile demagogia, ma davvero credo che la flessibilità e l'adattamento ai requisiti specifici siano un valore aggiunto determinante, se opportunamente direzionate sulla base di una linea didattica che deve comunque essere presente.
Ma in questa occasione il fattore "custom" si è esteso (prima volta che mi capita) anche ai risvolti logistici. Cosa che ovviamente ha contribuito a rendere più diretto e semplice anche il rapporto personale con la persona che è venuta a sorbirsi 6 giornate di me che parlo.
Quindi i discorsi puramente tecnici si sono inframmezzati a chiacchiere pseudo-tecniche, considerazioni sul mercato del lavoro, caffè (l'ho già detto ?), belinate, ...
La cosa ovviamente mi ha fatto piacere perchè ha reso il lavoro meno "lavoro" e più "discussione aperta".
Il punto è che al di là del mio piacere personale credo che questo sia stato (e sia, in generale) un aspetto piuttosto cruciale per facilitare l'apprendimento (che nel caso specifico era complicato dall'enorme mole di info compresse per ragioni di tempo).
Almeno, questa è l'impressione che ho avvertito.
Leggevo (ma non ricordo dove) che la separazione dei ruoli docente/discente è necessaria per la didattica.
Chiaramente non è possibile fare un "bianco" o "nero".
Però ... dato che un minimo di separazione dei ruoli c'è per la natura delle cose ... quando si ha l'occasione di eliminare qualche aspetto che sottolinea questa separazione il risultato può essere di sicuro migliore.
Poi da qui a dire che (1) è sempre possibile farlo e (2) funziona sempre ... certo, ne passa: d'altra parte sono discorsi che vertono sull'adattamento e sul coinvolgimento, di conseguenza sono estremamente legati alle persone (da entrambi i lati della cattedra - tavolo della sala).
Diciamo che questa volta è andata bene. Mi piace il mio lavoro :-)