Terminal Server su Windows Vista

Una funzionalità interessante di Windows Vista e Longhorn server è quella di offrire dei servizi di remote desktop (terminal server) più efficaci.


Questo articolo segnalatomi da Alessandro Perilli analizza più a fondo le nuove caratteristiche, tra cui spiccano la possiblità di pubblicare una singola applicazione e di “remotizzare” non necessariamente il “bitmap” risultato del rendering di un’applicazione ma anche, se si usa Avalon/WPF, l’intero albero di composition del motore grafico. In pratica Avalon compone l’interfaccia utente sul client partendo da un albero di oggetti simile (ma non corrispondente) agli oggetti di Avalon: questo significa occupare molta meno banda e allo stesso tempo avere tutti gli effetti possibili disponibili sul client. Certo, il client dovrà avere una buona scheda grafica per visualizzare al meglio Aero Glass.


L’articolo forse fa un po’ di confusione tra WinFx e WPF – se possiamo considerare come applicazione WinFx un’applicazione Windows Forms, credo che la remotizzazione sia quella “tradizionale” basata sul trasferimento dei bitmap; se invece dicendo WinFx sottindendiamo WPF/Avalon (WPF = Windows Presentation Framework) allora l’affermazione è sempre valida. Personalmente preferisco sempre specificare (WPF o Win32/Windows Forms) per evitare di cadere in questa ambiguità.


La buona notizia è che i client “vecchi” saranno compatibili, continuando a lavorare in modalità bitmap: WPF fa il rendering in memoria sul server e spedisce i bitmap risultanti, praticamente come funziona adesso. La cattiva notizia (forse) è che non si prevede supporto per migliorare le applicazioni 3D. Il che non chiarisce cosa significa da un punto di vista pratico (certi effetti non saranno disponibili in remoto?). Si tratta di un punto su cui vale la pena indagare.

Office 2003 SP2 e commenti alla security di Outlook.

Senza fanfare, è uscito ieri Office 2003 SP2. Non mi sembra ci siano grosse novità, più che altro miglioramenti e patch legate alla security, devo ancora installarlo per capire se ci sono miglioramenti prestazionali tangibili.


Colgo l’occasione per segnalare questa risposta (un po’ sarcastica?) alla mia segnalazione pubblica di ieri di una mail di protesta di 5 mesi fa che avevo inviato per questo articolo del 5 aprile 2005 letto sul sito de La Stampa. Visto che vengo tirato in ballo, sono andato a controllare. L’autore (Lorenzo Mantero) pubblica nel suo articolo odierno la mia seguente affermazione “non ricordo aggiornamenti legati alla sicurezza, forse uno o due”. Questa frase è contenuta in una mail privata, indirizzata alla redazione (ma più che altro perché non avevo una mail di Lorenzo), di cui nessuno mi ha chiesto autorizzazione per la pubblicazione. Al di là degli aspetti legali, è un problema di cortesia: non mi sognerei mai di pubblicare sul mio modesto blog (figuriamoci sulle pagine di un quotidiano) i contenuti di una mail privata senza prima chiederne espressamente autorizzazione all’autore. Ma veniamo alla sostanza: la mia affermazione non era in un contesto pubblico e nella semantica si può identificare la mia volontà di affermare che, in linea di massima, non mi sembrava ci fossero le basi per fare un’affermazione pesante come “Outlook il software più bacato di tutti i tempi”. A onor del vero, nella frase originale c’era scritto anche “Internet Explorer”, che di pecche ne ha avute (e ne ha) molte di più, ma nella mail (che non è riportata per intero… anche per questo si dovrebbe chiedere l’autorizzazione all’autore…) io parlavo di Outlook 2003.


E allora, quanti bug ha (e ha avuto) Outlook 2003? Non sono riuscito a trovare notizie certe (ma non ho cercato molto). Secunia dice 7, di cui 2 altamente critiche e le altre da moderatamente a meno critiche. SecurityFocus dice 15 (non ho guardato la severità di queste). Quindi ho sbagliato e mi sono ricordato solo di quelle che inducono uno come me a procurarsi in fretta una patch. Sorry, ho sbagliato. In una mail privata. Ma non ho ancora capito se sia vero che “Outlook è il software più bacato di tutti i tempi”. Direi di no, visto che ho un cliente che ha un software (che ho realizzato anche io) che è andato in produzione e da quando è andato in produzione abbiamo ricevuto almeno 200 o 300 bug (tutti rigorosamente tracciati nel ns. database): direi che se Outlook 2003 è un riferimento valido, il mio cliente dovrebbe reclamare spazio per entrare nel guinnes dei primati (è un software che usano pochi privilegiati utenti).


Lo ammetto. Sto esagerando. Quei numeri su Outlook 2003 sono le vulnerabilità, non i bug (quelli saranno certamente di più). Forse niente guinnes dei primati (in un certo senso dovrei essere più tranquillo…).


Uso Windows. Lavoro con tecnologie Microsoft. Faccio consulenza e formazione a chi si sviluppa con tecnologie Microsoft. Sono sicuramente più aggiornato su Microsoft che su Linux. Con questo, non sento il bisogno e non proverei nemmeno piacere a dileggiare e irridere Linux con o senza ragione. Non capisco perché qualcuno (qualcuno, non tutti e credo non la maggioranza) usando Linux senta la necessità, il bisogno e il piacere di fare il contrario (dileggiare Microsoft e magari anche chi lavora con i suoi strumenti). Ma magari sono io che sbaglio…

Giornali o giornalisti di cattiva qualità?

Premetto che il contenuto non è eccessivamente tecnico, nonostante questo potrebbe interessare i più a causa delle implicazioni che ha con il nostro lavoro e/o il nostro hobby.


Certi giorni succedono strane coincidenze. Stamattina ho fatto allusioni a società private che non rispondono ai loro clienti/consumatori, arrivando a essere peggio di quell’amministrazione pubblica tanto bistrattata. Questa sera c’è l’occasione buona per fare nomi e cognomi, non per il gusto di fare inutili delazioni (non rientra nei miei interessi) ma per la reale motivazione di dare dei segnali che stimolino un certo cambiamento.


Lo stimolo nasce da questo post di Alessandro Perilli, che ha le sue motivazioni a criticare un articolo pubblicato su La Repubblica. Qualche mese fa mi è capitato di leggere qualcosa di meno “pericoloso” ma di una faziosità sconcertante su una testata autorevole come La Stampa, dove brilla l’affermazione “Outlook, di gran lunga il software più bacati di tutti i tempi”. Nessuno qua vuol vedere una realtà diversa da quella che è per affermare che Outlook sia esente da bug, ci mancherebbe. Ma da qui a fare affermazioni così assolutistiche senza uno straccio di dato a supporto, ce ne passa.


Ma il motivo di questo post non è tanto quello di richiamare l’attenzione sui casi specifici, quanto di ragionare su alcuni aspetti della comunicazione che avviene sui mass-media. La semplificazione del messaggio porta inevitabilmente a un impoverimento dei contenuti, questo è scontato e non possiamo farci molto. Anche io, se dovessi spiegare alcuni concetti in modo chiaro e accessibile a tutti dovrei inevitabilmente ricorrere a semplificazioni che introducono delle imprecisioni almeno formali in quanto si esprime. Questo, ripeto, è tollerabile.


Non andrebbe però mai superato quel confine oltre il quale l’affermazione è priva di un fondamento, non ha un riscontro attendibile o non ha significato. Il giornalista questo dovrebbe fare, raccogliere informazioni, verificare le fonti, riassumere in modo comprensibile anche a chi non conosce un argomento specifico (economia, politica, esteri, scienze, spettacoli). Se il giornalista smette di fare tutto questo, il suo ruolo perde di significato. E’ pagato per farlo. A sua volta, la redazione di un giornale è pagata anche per garantire che tali parametri qualitativi siano rispettati. Ci sono milioni di blogger che fanno quello che fa un giornalista, e lo fanno gratis per il gusto di farlo, ma siccome non rispondono che a loro stessi possono permettersi di essere faziosi, falsi, ipocriti, narcisisti e quant’altro… c’è piena libertà. Io lo so, se leggo un blog so che devo “filtrare” i contenuti, le notizie e le opinioni in base a questo fatto. Con un giornale non vorrei doverlo fare. Soprattutto, se posso essere accettare (e considerare) il fatto che un giornale abbia una sua “linea politica”, non tollero molto il fatto che possa alterare i fatti o scrivere di fatti che non siano riscontrabili. Io e milioni di altre persone possiamo scrivere tranquillamente che Windows è strabacato e Linux una copia di cose fatte da altri, ma un giornalista (quando scrive un articolo) non può permetterselo.


Al di là del giornalista, poi, c’è la responsabilità della redazione e quella dell’editore. Che in ultima analisi rispondono (entrambi) anche al lettore. E cosa succede se il lettore fa notare che qualcuno non ha seguito le regole, deludendo la fiducia del lettore che a quel punto si fida meno anche per gli argomenti che non conosce?


Beh, nel caso della mia garbata protesta via mail alla redazione de La Stampa… non è successo nulla.
Inizialmente non pensavo di rendere pubblico l’episodio, ma speravo anche in una risposta più o meno tempestiva (anche solo di cortesia, insomma).


Vedremo se qualcuno risponderà ad Alessandro.


Nel frattempo, qualcuno potrebbe iniziare a chiedersi se valga la pena di pagare un giornale (NB: visitare i giornali on-line in un certo senso è come pagarli, visto che si finanziano con la pubblicità) che non è più attendibile di un insieme di blog accessibili a livello planetario. Io credo che un valore ce l’abbia ancora, ma sicuramente c’è qualcosa da fare perché questo valore si mantenga.

Security: effetti collaterali

Un gentilissimo lettore, Gabriele, mi ha segnalato questo stupendo articolo di knowledge base Microsoft dal titolo chilometrico: KB82369 – Client, service, and program incompatibilities that may occur when you modify security settings and user rights assignments.


Si tratta di una guida piuttosto utile per comprendere gli effetti collaterali di alcune modifiche che è possibile fare alle impostazioni di security di Windows. In realtà talvolta si chiarisce per bene il reale significato di alcuni termini (come il diritto Allow logon Locally, che è meno intuitivo di quanto il nome potrebbe far credere) con cui presto o tardi chiunque si trova ad avere a che fare.

Linq e DLinq, breve nota

Un brevissimo link a questo post di Frans Bouma per evidenziare un punto di vista su cui sono d’accordo: non bisogna pensare che Linq == DLinq, se Linq rimane così generico come è stato pensato chiunque può tranquillamente inventarsi il suo *Linq che fa il mapping come gli piace. Leggete però l’ultima frase:


Don’t think lightly about this: DLinq from MS is a huge paradigm-shift. From service oriented, based on messages and anonymous datasets to domain oriented, with typed domain objects.


C’è del vero in questa affermazione, ma rispondendo ad alcune domande il punto di vista dei progettisti di Linq è abbastanza chiaro: Linq non attraversa gli n-Tier di una soluzione completa, il suo “mercato di riferimento” sono i componenti del Data Tier e quelle piccole applicazioni che non necessitano di questi strati e vivono serenamente la loro condizione client-server. Ce ne saranno anche in futuro, non c’è un’architettura che va bene per tutti (solito discorso, compreresti una Ferrari per andare a comprare il latte sotto casa? Magari qualcuno lo fa, ma la maggior parte no).

Pagamenti on-line alle pubbliche amministrazioni: chiarimenti dal Ministero

Riassunto dell’antefatto: a fine agosto il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie ha dichiarato che emanerà una direttiva per abbassare i costi dei pagamenti on-line alle pubbliche amministrazioni; della cosa riportavo notizia in un post su questo blog. La scorsa settimana, sollecitato tra l’altro dalla lettura di questo post, dopo aver ricercato novità sull’argomento su Google e sul sito del Ministero, prendevo mail e tastiera (una volta si diceva carta e penna…) e provavo a chiedere informazioni seguendo i link riportati sul sito stesso.


Oggi mi è arrivata la risposta contenente i chiarimenti e le tempistiche (provo a interpretare il burocratese: entro fine anno…) dell’emanazione della tanto attesa direttiva. Dopo aver chiesto autorizzazione per la pubblicazione sul blog, riporto il contenuto che credo sia di interesse generale. Speriamo che questa direttiva inneschi un circolo virtuoso che faccia aumentare il numero di pagamenti on-line, ormai Internet è sufficientemente diffusa da poter costituire l’auspicata “massa critica”.


Una mia personale considerazione: negli ultimi due anni ho avuto via mail più risposte chiare e tempestive da enti pubblici (Istat, Ministero per l’Innovazione, Comuni vari, Agenzia delle Entrate) che non da società private (per carità, la maggior parte rispondono, ma non tutte e soprattutto alcune grosse aziende non rispondono a mail che sollevano questioni piuttosto delicate… meglio non rispondere che prendere una posizione qualsiasi?). Questo è un segnale di cambiamento che interpreto positivamente per la pubblica amministrazione, che non è come vorremmo che sia ma è un po’ meglio di 10 anni fa. Lo stesso segnale è invece negativo per quelle aziende che parlano molto di customer care, presenza sul web, quote di mercato… e poi non danno risposte alle domande dei clienti effettivi o potenziali: ma per queste il mercato e il tempo sono un ottimo depuratore.


Ma ecco la mail che ho ricevuto. Un ringraziamento al dott. Francesco Leopardi Dittaiuti per averne autorizzato la divulgazione.


Gentile Signor Russo,
faccio riferimento alla sua e-mail di seguito riportata per informarLa che il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, nel ringraziarLa per le Sue osservazioni, mi ha incaricato di fornirLe riscontro.


Al riguardo, Le confermo la convinzione del Ministro che i pagamenti on-line non debbano costare più di quelli tradizionali, ma che addirittura dovrebbero costare meno.


Le faccio presente che le disposizioni sui costi di intermediazione relativi ai pagamenti on line, cui Lei fa riferimento, saranno contenute nella Direttiva annuale del Ministro alle Pubbliche Amministrazioni, in corso di emanazione, e che quando sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale potrà trovare sul nostro sito all’indirizzo http://www.innovazione.gov.it/ita/normativa/index.shtml, insieme alle precedenti Direttive annuali.


Le ragioni che vengono invocate per giustificare il maggior costo dei pagamenti on line costa sono diverse, ad esempio l’intervento di intermediari tecnologici e finanziari che ovviamente chiedono una remunerazione per i loro investimenti; infatti, quando interviene una carta di credito, esiste anche un costo di finanziamento (es. rateazione). Tale costo, nel mondo commerciale, viene assorbito dal venditore, il quale ovviamente lo riversa sul costo finale del prodotto. Ora la Pubblica Amministrazione non può aumentare o diminuire una tassa in funzione del fatto che il contribuente paga on line oppure off line, per lo meno con la legislazione attuale. Inoltre, fino a quando il numero di pagamenti on line non diventerà preponderante rispetto agli altri tipi di pagamento, il costo della struttura rimarrà più o meno lo stesso e quindi i costi tali transazioni on line diventano putroppo addizionali. Per invertire questa tendenza è necessario che la massa dei pagamenti cresca. Pertanto il Ministro, oltre alle disposizioni che saranno contenute nella Direttiva annuale, ha costituito un gruppo di lavoro con il compito specifico di individuare ed eliminare gli inibitori allo sviluppo dei pagamenti on line.


Pertanto, nell’ambito dei limiti delle risorse disponibili per favorire una politica di diffusione equilibrata dei servizi agli utenti nell’ottica dell’efficienza, della semplificazione e della trasparenza, Le confermo l’attenzione e l’impegno del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie.


Con i migliori saluti.


dott. Francesco Leopardi Dittaiuti
Consigliere del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Via Isonzo 21/b – 00198 Roma

Consigli "strani" sulla knowledge base di Microsoft

Incuriosito da questo post trovato quasi per caso, ho letto questo articolo di knowledge base che sconsiglia di usare librerie di alto livello in alcuni processi critici del sistema operativo. Sembra uno strano consiglio, ma a pensarci bene tanto strano non è.


L’articolo è stato aggiornato a settembre 2005 ma il post è di gennaio, quindi mi viene il dubbio che nell’aggiornamento abbiano un po’ cambiato il titolo e il contenuto, aggiustando meglio il tiro. Infatti se il titolo originale era Do not use .NET Framework Class Libraries or other framework libraries in core operating system processes è chiaro che sembra quasi un atto di sfiducia nei confronti del Framework .NET… In realtà è più comprensibile che il senso reale sia il fatto di minimizzare l’impronta in memorie di processi che sono sempre attivi, tanto che tra le cose sconsigliate ci sono anche MFC, ATL e addirittura COM; un’altra considerazione importante è la necessità di minimizzare la dipendenza di tali processi da librerie esterne, il sistema operativo deve partire ed essere utilizzabile anche in caso di “danneggiamenti” delle librerie esterne da parte di terzi.

Migrazione Analysis Services da 2000 a 2005

Recentemente ho fatto alcune analisi sull’impatto reale della migrazione di cubi OLAP da Analysis Services 2000 ad Analysis Services 2005. Prima di pubblicare qualche considerazione aspetto di vedere la versione finale, alcuni dettagli potrebbero ancora cambiare (anche se la CTP di settembre è praticamente una Release Candidate, ma su questa non ho ancora fatto tutte le prove necessarie).


Nel frattempo, ho appena dato una veloce lettura a questo whitepaper sulla migrazione (si può scaricare gratuitamente dopo aver fornito i propri dati) e devo dire che anche se non scende troppo nei dettagli (e vi assicuro che bisogna farlo per migrare soluzioni complesse che usano Drillthrough, dimensioni con gerarchie multiple e membri calcolati piuttosto complessi) è comunque un testo ricco di considerazioni sensate, in particolare la sezione dove confronta la migrazione con la riprogettazione (in alcuni casi è bene considerare da subito quest’ultima).


Semplificando molto, si può dire che soluzioni che sfruttano Analysis Services in modo elementare possono essere migrate senza problemi, ma più il cubo è complesso in Analysis Services 2000 e più bisogna valutare la possibilità di riprogettare tutto. Un esempio eccellente sono le dimensioni virtuali, che si possono eliminare a vantaggio di gerarchie multiple su una stessa dimensione (se proprio si vogliono le gerarchie). Comunque usare il tool di migrazione per poi intervenire manualmente con un po’ di refactoring sembra la strada praticabile nella maggioranza dei casi.


Quello che invece mi sento ormai di sconsigliare quasi per certo è la migrazione “diretta”, che consiste nell’installare Analysis Services 2005 al posto di Analysis Services 2000 senza mantenere le due versioni “in parallelo”: se qualcosa non va per il verso giusto è difficile avere dei riscontri, sia in termini di strutture precedenti che di risultati delle query sul modello precedente. Molto, molto meglio mettere i due sistemi in parallelo, migrare i cubi sulla nuova versione e limare un po’ il tutto, mettendo poi in system test i cubi migrati e procedendo a verificare la corretteza di tutti i report (se cambiano dei nomi o delle entità sul cubo, sicuramente alcuni report vanno rivisti e corretti).


Devo ammettere che sul fronte della migrazione fino a un anno fa pensavo che sarebbe stata molto più indolore, ma se si vogliono sfruttare realmente le capacità di Analysis Services (altrimenti perché cambiare?) è opportuno prendersi il tempo necessario. Molto più semplice invece adottare da subito Analysis Services 2005 per un nuovo progetto, lì non ho dubbi e invito quasi sempre a partire da subito con la nuova versione.

Nuovi servizi di ricerca

Oggi ho conosciuto Google Blog Search, motore di ricerca che analizza solo i blog e non le pagine “normali”. Anche se Google già indicizza i blog, questa versione lavora solo con feed relativamente recenti (non trovo pagine di post più vecchi di un paio d’anni su qualche blog che ho preso coe riferimento) e presumibilmente ha un aggiornamento più frequente: insomma un alternativa a Technorati o Feedster per cercare notizie fresche dal mondo della blogosfera.


Altra novità del giorno è Watson 2.0: si tratta di una specie di agent (scovato grazie alla segnalazione di Alessandro Perilli) che, analizzando quello che l’utente sta scrivendo e/o leggendo, decide quali sono le ricerche significative da fare e le effettua, dividendo i risultati tra Web, News, Blog e risultati delle ricerche in locale (supporta vari motori tra cui MSN Desktop e Google Desktop). Funziona anche quando state visitando una pagina con Internet Explorer. Non so se funziona con Firefox, sicuramente ha qualche problemino a capire che sto usando Maxthon (che è solo un wrapper attorno a IE, dopotutto). Direi che ci sono due tipi di problemi con questo prodotto: il primo è che talvolta i risultati non sono esattamente pertinenti, anche se ho trovato un sacco di informazioni interessanti; il secondo è il prezzo, decisamente elevato per scopi non professionali – da giornalista (partiamo da 10$ al mese e si può arrivare a 100$/anno o 240$ per la licenza senza scadenza, ma con solo un anno di upgrade).