Giornali o giornalisti di cattiva qualità?
Premetto che il contenuto non è eccessivamente tecnico, nonostante questo potrebbe interessare i più a causa delle implicazioni che ha con il nostro lavoro e/o il nostro hobby.
Certi giorni succedono strane coincidenze. Stamattina ho fatto allusioni a società private che non rispondono ai loro clienti/consumatori, arrivando a essere peggio di quell'amministrazione pubblica tanto bistrattata. Questa sera c'è l'occasione buona per fare nomi e cognomi, non per il gusto di fare inutili delazioni (non rientra nei miei interessi) ma per la reale motivazione di dare dei segnali che stimolino un certo cambiamento.
Lo stimolo nasce da questo post di Alessandro Perilli, che ha le sue motivazioni a criticare un articolo pubblicato su La Repubblica. Qualche mese fa mi è capitato di leggere qualcosa di meno "pericoloso" ma di una faziosità sconcertante su una testata autorevole come La Stampa, dove brilla l'affermazione "Outlook, di gran lunga il software più bacati di tutti i tempi". Nessuno qua vuol vedere una realtà diversa da quella che è per affermare che Outlook sia esente da bug, ci mancherebbe. Ma da qui a fare affermazioni così assolutistiche senza uno straccio di dato a supporto, ce ne passa.
Ma il motivo di questo post non è tanto quello di richiamare l'attenzione sui casi specifici, quanto di ragionare su alcuni aspetti della comunicazione che avviene sui mass-media. La semplificazione del messaggio porta inevitabilmente a un impoverimento dei contenuti, questo è scontato e non possiamo farci molto. Anche io, se dovessi spiegare alcuni concetti in modo chiaro e accessibile a tutti dovrei inevitabilmente ricorrere a semplificazioni che introducono delle imprecisioni almeno formali in quanto si esprime. Questo, ripeto, è tollerabile.
Non andrebbe però mai superato quel confine oltre il quale l'affermazione è priva di un fondamento, non ha un riscontro attendibile o non ha significato. Il giornalista questo dovrebbe fare, raccogliere informazioni, verificare le fonti, riassumere in modo comprensibile anche a chi non conosce un argomento specifico (economia, politica, esteri, scienze, spettacoli). Se il giornalista smette di fare tutto questo, il suo ruolo perde di significato. E' pagato per farlo. A sua volta, la redazione di un giornale è pagata anche per garantire che tali parametri qualitativi siano rispettati. Ci sono milioni di blogger che fanno quello che fa un giornalista, e lo fanno gratis per il gusto di farlo, ma siccome non rispondono che a loro stessi possono permettersi di essere faziosi, falsi, ipocriti, narcisisti e quant'altro... c'è piena libertà. Io lo so, se leggo un blog so che devo "filtrare" i contenuti, le notizie e le opinioni in base a questo fatto. Con un giornale non vorrei doverlo fare. Soprattutto, se posso essere accettare (e considerare) il fatto che un giornale abbia una sua "linea politica", non tollero molto il fatto che possa alterare i fatti o scrivere di fatti che non siano riscontrabili. Io e milioni di altre persone possiamo scrivere tranquillamente che Windows è strabacato e Linux una copia di cose fatte da altri, ma un giornalista (quando scrive un articolo) non può permetterselo.
Al di là del giornalista, poi, c'è la responsabilità della redazione e quella dell'editore. Che in ultima analisi rispondono (entrambi) anche al lettore. E cosa succede se il lettore fa notare che qualcuno non ha seguito le regole, deludendo la fiducia del lettore che a quel punto si fida meno anche per gli argomenti che non conosce?
Beh, nel caso della mia garbata protesta via mail alla redazione de La Stampa... non è successo nulla.
Inizialmente non pensavo di rendere pubblico l'episodio, ma speravo anche in una risposta più o meno tempestiva (anche solo di cortesia, insomma).
Vedremo se qualcuno risponderà ad Alessandro.
Nel frattempo, qualcuno potrebbe iniziare a chiedersi se valga la pena di pagare un giornale (NB: visitare i giornali on-line in un certo senso è come pagarli, visto che si finanziano con la pubblicità) che non è più attendibile di un insieme di blog accessibili a livello planetario. Io credo che un valore ce l'abbia ancora, ma sicuramente c'è qualcosa da fare perché questo valore si mantenga.