Marco Russo

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Il vero problema delle applicazioni on-line

Ieri pomeriggio un amico mi chiede (via messenger) se riesco a raggiungere Google. Non risponde. Gmail nemmeno, news.google neppure. Prima ipotesi: attentato? Un giro sul sito di CNN riduce questa probabilità. Il tempo di chiedere a qualche altra persona on-line in questo momento e il sito ritorna raggiungibile. Diamo la colpa a Interbusiness (eravamo entrambi su quella dorsale) e dimentichiamo la cosa. Brutto vizio che abbiamo (noi italiani) di trovare una colpa a casa nostra se possibile.

Oggi leggo che non è così, il problema è stato proprio di Google. E non sembra neppure che sia stata la prima volta. Tutto ciò induce a una riflessione, non tanto su Google quanto in generale sui servizi on-line (vedi i recenti annunci anche di Windows e Office Live): possono davvero sostituire le applicazioni off-line? Io qualche dubbio continuo ad averlo. Oggi, e nel futuro prossimo, la soluzione più ragionevole è un'integrazione tra servizi on-line e off-line. Insomma, gli smart client che tanto ci sono cari sembrano la soluzione ibrida migliore di cui possiamo disporre. Sul lunghissimo termine possiamo immaginare qualcosa di diverso? E' difficile, ma ancora oggi esistono gruppi elettrogeni per garantire l'energia elettrica, ponti radio per garantire le telecomunicazioni, autobotti per l'acqua potabile. Cosa può garantire l'accesso a un servizio on-line? Per di più centralizzato (come sono oggi molti servizi, senza un data-center di backup in caso di disastro naturale)?

La nostra vita lavorativa dipende già dalla rete. Ma per periodi di tempo più o meno brevi possiamo farne a meno e lavorare lo stesso. Inevitabilmente, questa dipendenza aumenterà sempre di più. I servizi on-line hanno di fronte questa barriera: Internet, in quanto tale, si è diffusa grazie alla non-centralità del sistema. I singoli servizi possono cessare, il sistema nel suo complesso si tiene comunque in piedi. Quanto più dipendo da un singolo servizio, tanto più il vantaggio di Internet "non centralizzata" può venire meno. Credo che i servizi on-line si diffonderanno; ma credo anche che le applicazioni "desktop" non si estingueranno.

Comments

Pierre Greborio said:

L'infrastruttura è l'anello debole della catena che impedisce la vera divulgazione della service orientation.

In un mondo ideale i sistemi diventano una rete di servizi (specializzazione delle proposte commerciali) e i nostri client (smart) degli aggregatori ed orchestratori.

Ma se poi la Telecom di turno (tanto per sparare sulla croce rossa) ci abbandona ?

Il lato positivo è che avremo un incremento demografico...
# novembre 22, 2005 4.21

romeo said:

Scusami Pierre ma penso che la tua ipotesi iniziale sia quanto meno "contraddittoria", come fai a dire che il problema di un modello applicativo che proprio non "deve" prescindere dall'infrastruttura in quanto appunto basato sui servizi sia dipendente da essa??
Non è colpa di chi offre la connettività, cioè il problema è anche loro ma nella stessa misura in cui come ipotizzava Marco qualche router di frontiera di INTERNET cade e passa del tempo per reindirizzare il traffico, cioè qaulcosa di momentaneo. Il problema è che come sempre del resto, la tecnologia si vende ma non si fa, Google come Microsoft vogliono far credere una cosa che non è vera, appunto la service orientated che come è costruita adesso non funziona. Mi ricordo anni fa quando si vedevano instalalti nelle macchine di oguno i primi "agenti software" o "demoni" non so bene definirli che aiutavano spontaneamente il calcolo della misurazione di stelle, particelle, o quant'altro... insomma noi contribuivamo mettendo le nostre risorse in parallelo con altri al calcolo di qualcosa, in generale ad attuare qualcosa (calcolo parallelo spontaneo). Ecco secondo me è questa l'"infrastruttura" o meglio il modello fisico da dove iniziare per implementare veramente una tecnologia di servizi e non una tecnologia PORTABILE :-)
# novembre 22, 2005 6.14

alessandro said:

Come marco e il suo amico anche io mi sono accorto del momentaneo disservizio di google e sono d'accordo che la soluzione sta in una sorta di applicativo ibrido tra il client tradizonale e la tecnlogia on line. Sto proprio scrivendo una relazione per un cliente sull'uso di queste due tecnlogie. Penso che bisogna arrivare ad un protocollo che (un po' come fa il vecchio SMTP) sappia tenere conto dei disserivizi che il Digital District può generare. Immagino un protocollo stateless, che possa accodare i messaggi e che possa genereare un feedback all'utente tranquillizzante e che possa riprendere la comunicazione quando disponibile, penso a servizi standardizzati e rindondanti... Ci sono decine di serivizi meteo che espongono i dati provenienti dalla stessa organizzazione, perchè non posso scegliere di usarne un'altro quando il mio preferito non va? Insomma credo che tutto sommato la tecnlogia ci sia, si tratta di diffondere e praticare una cultura diversa, meno monopolistica e più partecipativa. Apparentemente sto andando sulla strada che propone Romeo, ma penso anche a qualcosa di diverso...
A settembre sono stato in vacanza in un Egitto: lì quando in una bottega non trovavi quello che cercavi il negoziante, in una sorta di cooperazione commerciale, si riforniva dal negozio accanto o mandava qualcuno a cercare quello che volevi.
Questo è lo scenario che immagino: servizi web che collaborano tra loro e che siano in grado di sostituirsi. In fondo Internet è nata per sopravvivere ad una guerra atomica... o no?
ciao,
AS
# novembre 22, 2005 7.10

Alessandro Perilli said:

Google è possibile si stia muovendo esattamente nella direzione della decentralizzazione:

http://www.pbs.org/cringely/pulpit/pulpit20051117.html
# novembre 22, 2005 10.47

romeo said:

Scusate se insisto a scrivere ma questo post di Marco ha tirato in ballo (e ne sono contento) il vero problema di questi ultimi tempi, almeno secondo me. La collaborazione che come fà notare Alessandro citando un "caso umano" è fondamentale quando si ha a che fare con la comunicazione, sia come scambio di dati e sia come loro elaborazione. Perdendo molto del mio tempo su questo argomento posso affermare, parlo di esperienza pesonale, che sempre di più ci avviciniamo o meglio modelliamo le applicazioni rifacendoci al puro e semplice "caso umano". Sono giunto ad una conclusione: all'inizio quando si trattava di effettuare calcoli sicuramente l'approccio di Von Neumann sul modello MEMORIA-PROCESSO è risultato vincente perchè appunto si trattava di elaborazione di dati presenti e disponibili ma quando vogliamo gestire le informazioni, quindi abbiamo bisogno di astrarci dal puro e semplice dato ma dobbiamo misurare anche il contesto, ci si deve rifare sempre di più alla metodologia "umana".... con tutte le "pippe mentali" che ne seguono. Scusate per il termine :-)
# novembre 22, 2005 11.24