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La soluzione si chiama mercato

Ho appena letto un post di Paolo Pialorsi sulla (non) professionalità esistente nel nostro settore, ho visto i commenti e la replica di Emanuele De Bono.

Idealmente vorrei anche io che non ci fosse gente poco preparata che crea più problemi di quelli che risolve. Ma poi sono anche pratico e il mio pragmatiso mi porta a pensare che la soluzione sia lasciar lavorare il mercato.

Recentemente sto avendo a che fare con architetti, imprese edili, fornitori di materiale edilizio... Molti sapranno di che parlo. Purtroppo per essere sicuro delle scelte vedo che l'unica soluzione è documentarsi e scegliere con un minimo di cognizione di causa. Fidarsi dell'amico o dell'azienda che, semplicemente, fa il prezzo più basso, non garantisce buoni risultati.

Lo stesso devono fare le aziende. Le scelte in un sistema informativo determinano la qualità del risultato finale e quindi il famoso ROI (Return On Investment). Ci piaccia o no, è questo quello che bisogna guardare. Se un programma scritto in Access per fare gestione documentale (quello che descriveva Paolo) fa bene il suo lavoro... è giusto usarlo ed evitare di spendere di più per avere un sistema più evoluto. Quello che io vedo chiaramente è che una simile soluzione, nel tempo, ha meno garanzie di stabilità, più problemi di manutenzione, minor compatibilità con l'ecosistema circostante. Esattamente come succede con un impianto elettrico dimensionato al minimo per soddisfare le necessità iniziali dei nuovi inquilini di un appartamento, che però si rivela presto inadeguato per ADSL e che non supporta il carico di un paio di climatizzatori.

Esiste una soluzione "imposta dall'alto" nell'ediliza? No, anche se qualche legge per definire dei parametri minimi (isolamento termico, anti-sismica, ecc.) esistono e, pur non risolvendo tutti i problemi, danno una mano.
Si può fare altrettanto nell'informatica? Difficile, visto che le tecnologie cambiano velocemente. Però stiamo avvicinandoci a un momento in cui su alcuni parametri, come la sicurazza, si potrebbe definire una responsabilità oggettiva del produttore nel momento in cui obbliga l'utente a comportamenti pericolosi.

Non credo si possa obbligare la scelta di una cerca architettura nel software, così come non si può impedire la creazione di un edificio "brutto" (ma che a qualcuno può sempre piacere). Ma si può lavorare (dall'alto) solo su pochi parametri oggettivi e in qualche modo necessari (altro tema che toccherei è quello dell'interoperabilità: perché solo Microsoft "deve" pubblicare i formati?). Per il resto, è il mercato che deve maturare ed essere più selettivo.

Concludendo: sono assolutamente d'accordo sulla mancanza di formazione che porta a certe conseguenze. Purtroppo, però, non credo che esista modo di imporre le cose dall'alto. Quello che professionisti come noi fanno è già quello di sensibilizzare "il mercato" su questi temi. Forme associative più strutturate potrebbero farlo meglio, ma se accettiamo per un attimo il confronto con l'edilizia comprenderemo come una varietà di proposte qualitative diverse è inevitabile anche in un mercato "maturo".

Comments

Emanuele DelBono said:

# giugno 6, 2006 8.58

Alessandro said:

In edilizia esiste la Certificaizone di Progetto, la possiblità cioè di fare validare il progetto da un terzo soggetto indipendente, prima che il progetto vada in cantiere. Ci sono le norme UNI e le nome CEI. In informatica non c'è nulla di tutto ciò e in giro si vede di tutto. Un errore in edilizia spesso causa vittime, un errore in informatica quasi mai ne miete (a parte orde di sistemisti costretti a patchare, patchare e patchare fino a notte fonda). Non mi scandalizzo pertanto a pensare che il mercato possa fare da giudice tra di noi, ma rimango perplesso se penso ad un mercato drogato, dove gli obbietivi non sono quelli dell'efficenza e della qualità...
# giugno 8, 2006 12.01