Marco Russo

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Evoluzione e maturazione dell'IT

Robert Scoble lascia Microsoft per andare a podtech.net. Ho seguito (da lettore) la carriera di Robert Scoble in Microsoft. Si può dire che, nelle relazioni con l'esterno, esista una Microsoft prima di Robert Scoble e una dopo di lui. Quella prima non aveva blogger aziendali, quella dopo produce più post di quanti se ne possano leggere.

Questo evento ha scatenato in me una considerazione immediata: c'è un veloce cambiamento nel mondo dell'IT, di Internet e dei new media che comincia a delineare più chiaramente ruoli e competenze nelle aziende in ambito di IT. Chi ha vissuto la bolla speculativa a cavallo del 2000 ricorderà che qualsiasi startup che avesse le parole "internet", "startup" e "business plan" aveva tutte le premesse per decollare... Molte aziende si sono snaturate e da una competenza IT sono passate a competenze completamente diverse... 

La presunta "convergenza digitale" sta portando notevoli mutamenti ma mi sembra di vedere maggiore maturità nel modo in cui ciò sta avvenendo. Esistono le nuove iniziative imprenditoriali, ma non vedo molte aziende che tentano il suicidio cambiando radicalmente la propria identità e il proprio business solo perché sembra l'idea buona del momento. La scelta di Robert Scoble è comprensibile: non è Microsoft l'azienda che può percorrere nuove strade (interessanti per uno come Robert Scoble) che fuoriescono dal core business (Microsoft non produce contenuti - o per lo meno non lo fa come business, ma lo fa a supporto del suo core business, che è cosa ben diversa).

Facendo un piccolo salto dimensionale, viene da chiedersi: ha ancora senso "l'azienda informatica"? Sì, più che mai, a patto che offra competenze specifiche e specialistiche. Personalmente non credo nella software house che agisce più su base locale che su competenze specifiche non necessariamente legate alla vicinanza territoriale del cliente, così come non credo nelle aziende che fanno "people mover", l'equivalente dei "box mover" nel campo della distribuzione, che basano il loro fatturato sull'intermediazione di un bene che nel caso del software è il "body rental", pessimo termine che in Italia rappresenta più che altro una reazione del mercato ai vincoli legislativi (ma anche alle consuetudini aziendali) del mercato del lavoro.

Il fatto che un mercato arrivi a una certa maturità e a un certo consolidamento forse è meno attraente per i venture capital, ma dal mio punto di vista ha un risvolto positivo rispetto alla possibilità di fare investimenti di lungo termine. Calano quindi le probabilità di aprire un'azienda e diventare milionari nel giro di pochi anni? Probabilmente sì. Ma per contro aumentano le probabilità di successo per chi lavora su qualità, ritorni degli investimenti, soddisfazione del cliente. In realtà credo che ci troviamo già nel pieno di questa fase, ma come ho detto è un evento se vogliamo collaterale che mi ha spinto a questa riflessione serale. 

Più del solito sono curioso di conoscere cosa ne pensate: commenti aperti!

Comments

Antonio Di Motta said:

Il fatto che Robert Scoble abbia lasciato Microsoft non credo che sia dovuto all’incapacità di questa di seguire nuove strade, anzi MS ci ha abituato negli ultimi anni a continui cambiamenti (vedi live.com).

Per il resto concordo con te, c’è ancora bisogno di aziende di informatica, ma queste dovrebbero essere gestite in modo diverso. Occorre che gli imprenditori capiscano che la competenza del personale sia messo al primo posto come esigenza aziendale. Per competenza non mi riferisco solo alla conoscenza di un linguaggio di programmazione (come molti fanno) ma qualcosa di più come la capacità di avere una visione tecnologica in prospettiva più ampia.

In definitiva quel che vedo è che manca una certa capacità di capire quel che il mercato veramente chiede.
# June 13, 2006 1:16 PM

marco said:

Antonio, il mio non era un commento negativo nei confronti di Microsoft, anzi! Chiaramente non è detto che un'azienda che alla fine è una "software house" non sia più il massimo stimolo per chi invece ha costruito una carriera sui nuovi media di comunicazione (parlo di Robert Scoble).

Sulla limitata visione strategica delle aziende italiane di informatica, due note:
1) hai ragione
2) ma non sono tutte così

Io sono assolutamente convinto che il mercato fa la selezione, se lasciato lavorare bene. Il che significa poco intervento pubblico e poco intervento legislativo e/o protezionistico (per fortuna in questo l'Europa aiuta un po'). Vedremo... peccato servano tempi lunghi per una selezione adeguata.
# June 13, 2006 1:37 PM