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SharePoint Conference 2007 - the day after

Sono reduce dalla prima SharePoint Conference 2007, conferenza in cui ho avuto una piccola parte (una sessione all'ultimo slot sulle funzioni di SharePoint utili per la Business Intelligence) che mi ha consentito di vedere meglio le cose "dal di fuori".

Il grande successo di pubblico e le molte chiacchierate avute con partecipanti e speaker mi ha confermato che il trend di adozione di SharePoint è in rapida salita. Prodotti e tecnologie a parte, sono stato colpito da due cose.

Primo - la piattaforma: il numero (relativamente alto) di persone che già realizzano soluzioni "personalizzate" e che pensano in termini di piattaforma piuttosto che di prodotto finito che deve avere già tutto "a bordo". Questa è una tendenza che va affermandosi anche al di là di SharePoint, che è il sogno eterno di tutti quelli che non vorrebbero riscrivere due volte lo stesso codice e che finalmente comincia a realizzarsi, anche se non ancora con una pervasività totale che probabilmente resterà utopistica.

Il "plumbing code" piano piano diminuisce e diventa un impedimento minore. Oggi alcune cose si possono fare, prima non si poteva. Il codice che serve è poco (a volte nullo), ma serve una competenza piuttosto "alta" di quello che sono i componenti esistenti, il loro ruolo, i loro limiti e quindi di quale sia la tecnica giusta per effettuare i giusti collegamenti. Per restare sul pratico, a volte bisogna sapere creare la stringa di connessione giusta a una fonte dati... e l'ostacolo è proprio quello di sapere cosa scrivere. Affidare il compito a wizard di singoli prodotti non è semplice, visto che ciascuno deve poi reinventare l'acqua calda e il più delle volte rinuncia a farlo, coprendo solo i comportamenti dei driver più diffusi. La semplificazione passerà per un necessario miglioramento dell'adattività dei componenti (e/o delle fonti dati, nel caso specifico) in grado di comprendere da soli quale sia la parametrizzazione corretta in base al contesto di utilizzo. Tuttavia, tra il dire e il fare...

Secondo - l'inglese: La conferenza ha avuto 3 sessioni in inglese più una dello sponsor K2 in (piccola) parte in italiano e in (larga) parte in inglese. Il terrore della vigilia era quello di vedere la maggioranza dei partecipanti uscire e/o distrarsi. La piacevole sorpresa è stata invece di avere sessioni seguitissime, una soglia di attenzione molto elevata, domande dal pubblico, in una parola... partecipazione. Si tratta di una gran cosa, che "sblocca" mentalmente partecipanti e organizzatori... Fino a ieri nessuno avrebbe mai pensato di fare un evento per una platea europea in Italia ("senza la traduzione simultanea non viene nessuno..."), da ieri questo pregiudizio comincia finalmente a traballare. Già solo il fatto di poter invitare a un evento l'esperto migliore a disposizione, a prescindere dalla lingua, è una cosa positiva per tutti. Più in generale, è un gran segnale di crescita del mercato. Avere un limite in meno è sempre un vantaggio.