La fine dell’invulnerabilità

I licenziamenti massicci non sono un evento piacevole. Risulta anche difficile parlarne, vista la delicatezza della questione (specialmente per chi ne viene coinvolto, direttamente o indirettamente). Tuttavia, i licenziamenti annunciati giovedì da Microsoft hanno un valore simbolico molto elevato, soprattutto se abbinati (nel discorso che sto per fare) all’annuncio della cessazione di un prodotto non ancora arrivato nemmeno a una versione 2 (parlo di PerformancePoint Planning, chiamato inizialmente Biz#).

Il valore simbolico di cui parlo deriva dal fatto che fino a pochi giorni fa Microsoft come azienda forniva una percezione quasi di invulnerabilità. Avvocati, aziende concorrenti, giudici, stati sovrani, associazioni di consumatori, problemi nei prodotti: niente aveva mai provocato seri contraccolpi. Sì, forse il titolo azionario non poteva vantare risultati brillanti, ma parliamo pur sempre di un’azienda che ha sempre infilato risultati utili, ha sempre generato cash e, non meno importante, fino a tutto il 2007 si è sempre auto-finanziata senza ricorrere all’emissione di titoli obbligazionari (e men che meno senza contrarre debiti bancari). Questo ha consentito una crescita continua, accelerata ancor di più negli ultimi 12/18 mesi con più di 10.000 assunzioni.

Tutto questo poteva dare un senso di invulnerabilità. Sensazione che talvolta ho percepito nei miei interlocutori in Microsoft. Sensazione che però io stesso, prima di loro, ho avuto. Microsoft è invulnerabile e può agire nella direzione che vuole, alla fine (magari dopo più tempo di quanto preventivato) arriva alla meta. Da oggi, questo sensazione non dico che sparisce, ma di certo è messa in discussione.

Ritirare nello stesso momento un prodotto ancora nella sua “infanzia” come PerformancePoint. Chiudere la divisione che sviluppa Flight Simulator (questo è un vero e proprio chock per milioni di appassionati). Immaginate il titolo: “Microsoft chiude Flight Simulator”. Dopo che sulle televisioni di tutto il pianeta è circolata la simulazione dell’ammaraggio di un Airbus sul fiume Hudson a New York.

Simbolicamente, molto più che economicamente, l’effetto di tutto ciò è enorme. E lo riassumo in una semplice parola. Microsoft non è invulnerabile.

Non lo è rispetto al mercato: Firefox prende quote di mercato su Internet Explorer. Non lo è rispetto all’economia globale. Non lo è rispetto ai suoi stessi errori.

Personalmente, non credo che questo sia l’inizio della fine di Microsoft. Ma penso che sia successo qualcosa che lascerà il segno. In chi lavora in Microsoft, che dovrà confrontarsi di più con la realtà senza più pensare di essere in una campana di vetro. Con chi lavora con Microsoft, che dovrà pensare a Microsoft come un’azienda “normale” (pre quanto può esserlo una multinazionale del genere) e non come qualcosa al di sopra del normale. Per chi produce software che può competere con quello Microsoft. Non parlo di Windows, né di Office, ma di tutti quei software di “terze parti” (come si usa dire) che fino a oggi potevano essere snobbati perché non davano garanzie di solidità e affidabilità. Si diceva: “sì, questo prodotto è bello e funziona bene, ma tra due anni ci sarà ancora?”

Si diceva, appunto. Perché da oggi, potendolo dire anche per Microsoft, non si può dire più per nessuno. E questo (scusate se guardo il bicchiere mezzo pieno) rappresenta una nuova, grande, enorme opportunità. Vedremo chi saprà coglierla.

Problema DRILLTHROUGH su dimensioni ROLAP

Segnalo un post sul mio blog inglese rispetto a un problema che potrebbe capitare usando il drillthrough su dimensioni ROLAP (sto parlando ovviamente di Analysis Services).

Per fortuna esiste un work-around perché il problema non si verifica se la proprietà ErrorConfiguration\KeyDuplicate è impostata su Ignore – settaggio che su una dimensione creata appositamente per il drillthrough dovrebbe essere quasi sempre utilizzabile.