Romeo Pruno

PA italiana senza cultura digitale?

Riprendo il post di Andrea che fa delle considerazioni interessanti dal punto di vista di un informatico che ogni giorno passa molto del suo tempo in "faccende" riguardanti l'eGovernment. In particolare vorrei sottolineare, letta l'intervsita della Magnolfi qui, che non solo la PA italiana non ha la cultura digitale ma che questo è frutto di un passato trascorso a fare del lavoro una conseguenza del sopravvivere! La mia è una considerazione che nasce dall'esperienza in questo particolare dominio applicativo, certo adesso parlo da informatico e non da cittadino ma oggi sono sicuro che non è solo un problema sociale è un problema della concezione del posto di lavoro e sono contento che forse per la prima volta, sarà il fatto che il Ministro è una donna, viene confermata con tanta semplicità. E' un pò come gli ultimi scandali sociali, si sa, lo sanno tutti ma nessuno lo aveva detto!! E adesso si sa, se cambiera qualcosa non lo so, forse no, ma di certo adesso qualcuno lo sa e se ne rendera conto quando andrà in giro per gli uffici pubblici e noterà il divario che c'è tra la concezione di digitale ed analogico....si prorpio cosi, se il mondo è digitale la PA italiana è senzadubbio analogica. la cosa buffa è che noi ci sforziamo di ideare, modellare ed implementare sistemi informativi in grado di automatizzare processi ma tanto prima o poi l'"Amministrativo" di turno ce lo sputt....era come se niente fosse....non so se vi è capitato mai di andare alle poste ed assistere a comizi pubblici sul malfunzionamento del distributore di tiket per la fila, sembra un assalto di bambini al distributore di caramelle, ma in fondo questo è un pò ciò che ci meritiamo..comunque andiamo avanti e facciamo finta di niente sperando che il Ministro faccia del meglio per portare avanti il gravoso compito che ha sulle spalle!! Un'ultima cosa, forse un neo in questa intervista cioè quella di riconfermare un impegno sull'utilizzo di tecnologia Open Source.....che sembra quasi scontato per una PA! Non capisco il perchè!!!! ..qualcuno ha voglia di aprire un dibattito??

Comments

asorcinelli said:

Dico la mia sulla questione Open Source. Preciso che come filosofia non sono contro all'open source, ma sicuramente prediligo il mondo Microsoft.

Sembra quasi automatico che quando si parli di PA si debba utilizzare software open source. Perchè? Di solito le motivazioni sono sempre le stesse: non ha costi di licenza, è sicuro, si installa e funziona anche su computer vecchi (e nelle PA ce ne sono una valanga), funziona bene e non crasha come Windows, etc ....

Ognuna delle affermazioni precedenti ha un qualcosa di vera, ma si porta dietro anche il rovescio della medaglia:

1) Costi di licenza. Ok, non li pago. Ma qualcuno ha mai valutato i costi di assistenza, manutenzione, curva di apprendimento degli utenti (che poi se non capiscono come usare un sistema non lo usano!!!), sviluppo di applicazioni di livello medio-grande? Siamo così sicuri che sia così conveniente a prescindere?

2) Sicurezza. Rispetto alle vecchie versioni di Windows sicuramente il divario in termini di sicurezza è grande. Rispetto a quelle attuali non direi. Inoltre dare una letta a questi articoli non guasta: http://pinerolo.linux.it/slip/Virus_per_Linux,_utopia_o_solo_questione_di_tempo, http://news.com.com/Gadfly+zeroes+in+on+Oracle+bugs/2008-1002_3-6164785.html?tag=st.num.

3) Si installa su computer vecchi. Ne parlavamo qualche sera fa con un mio amico che lavora proprio in una PA. Loro hanno diversi PC vecchi (386-486 e così via) ed effettivamente ci hanno installato Linux. Certo non hanno installato KDE, ne tanti altri pacchetti o software vari, ma in ogni caso l'hanno installato. Con che scopo? Per eseguire vecchie applicazioni senza interfaccia grafica o come server di posta. Sia chiaro per questi scopi basta e avanza e in questi casi, sono d'accordo che usare un software open source che per di più si installa su un computer vecchio sia conveniente. Ma in tutte le altre situazioni?

4) Funziona bene e non crasha. Se questa affermazione poteva essere vera al tempo di Win98-ME, dal 2000 in poi non ha più senso. E' chiaro che il 2000 probabilmente su un 486 non si installa o non gira decentemente, ma qui torniamo al discorso fatto al punto 3.

In generale non credo che l'accostamento predefinito PA-Open Source porti sempre benefici e riduca sempre i costi. Se si guarda solo al costo delle licenze e al costo immediato dell'hardware allora è sicuramente vero. Se la valutazione viene fatta a lungo termine e considerando tutti gli altri aspetti, forse non è sempre così conveniente, anzi! A mio personalissimo giudizio, il problema sta nel fatto che poche persone sono in grado di fare queste valutazioni, e spesso e volentieri l'unica equazione che viene fatta è proprio la somma dei costi di licenza + costi eventuali dell'hardware.

Ultima nota polemica: ma è solo un caso che il mondo Open Source venga accostato e utilizzato nelle PA e che poi ci si lamenti sempre del loro funzionamento e della loro efficienza?

# marzo 8, 2007 8.42

alessandro said:

Non credo che si possa parlare onestamente della PA facendone un'amalgama unica, così come non lo si può fare per la PMI o altre aree. Se affermo che gli AD delle PMI preferiscono avere l'ultimo modello di un'auto tedesca piuttosto che aggiornare i propri sistemi informativi, faccio un errore di generalizzazione.

Lo stesso errore si commette associando la PA al sw open source. Ci sono casi di PA che adottano in parte sistemi open source, altre che preferiscono adottare sistemi non open source, altre che commissionano i propri software comprando i sorgenti, insomma di tutto un po'. Inoltre open source non significa Linux o Java. Esistono ottimi open source in .net che che possono (e vengono) adottati nelle PA. La cultura digitale non significa open source, forse la cultura musicale signica open music, quella letterarie open word, e via dicendo?

Se parialiamo di sistemi operativi, applicativi server o software di produttitvità individuale, open source significa anche veicolare le risorse sul territorio e quindi "recuperare", col prelievo fiscale, parte delle risorse invesite, mentre con prodotti oltreoceano no. E' giusto che quindi un governo tenti di privilegiare certe scelte per la PA, ma è ugualmente doveroso che la singola PA possa adottare liberamente gli strumenti tecnologici che desidera.

# marzo 8, 2007 4.09

romeo said:

Decisamente d'accordo, Alessandro! Quello su cui voglio far riflettere con questo post e i relativi commenti è il fatto che quasi in ogni angolo si sente affiancare la PA all'OpenSource e sono sicuro (anzi lo affermi pienamente) che non è vero ma in parte sentendo anche alcune dichiarazioni o interviste di esponenti di spicco della realtà italiana sembra che tutto questo sia quasi doveroso. Questo atteggiamento scatena una rezione a catena all'interno di medie e puiccole PA, per cui si fanno cose senza capirne il perchè...basta che guardiamo le esperienze di voto elettronico, per citarne alcuni..."si fa perchè si deve fare", sembra questa la frase che dicono gli AD quando si trovano a dover scegliere e questo non è giusto dal momento in qui quello è pur sempre denaro pubblico! e voglio che qualcuno mi spiehi realmente sulla base di quali principi vengono fatet valutazioni tecniche quando si devono investire denari per sistemi informativi!!

# marzo 8, 2007 4.27