Servono più iscrizioni universitarie... ma a chi?

Qualche mese fa un amico programmatore (che chiamerò Mr B.) mi ha chiesto se mi andava di iscrivermi insieme a lui - nuovamente - all'università, più precisamente al corso di laurea in "Fisica". Mr B. motivò questo sua intenzione con diversi elementi:

a) si è stufato di "fare" il programmatore

b) la fisica è più interessante dell'informatica

c) l'iscrizione era FREE

d) avrebbe potuto "passare" gli esami che già aveva superato nella precedente esperienza universitaria nel corso di "Scienze dell'Informazione" versando qualche decina di Euro per ogni anno passato dall'ultima iscrizione fatta.

e) sua moglie è un Fisico :-)

 

Dapprima pensai che fosse una brillante idea, anche se qualche istante prima avevo pensato mi stesse prendendo in giro (dato che il mio sogno nel cassetto sarebbe quello di studiare Fisica una volta in pensione.. giusto per non morir di noia), poi cmq non se n'è fatto più nulla. Mr. B. non si è più iscritto, nè tantomeno il sottoscritto - non mi va di rimettermi all'opera con integrali e quant'altro.. forse il mio sogno nel cassetto è destinato a rimanere tale.

 

Poi, qualche giorno fa leggo la notizia (Gates: servono più programmatori) che Bill Gates si dice preoccupato del calo significativo di iscrizioni universitarie ai corsi informatici ed ingegneristici che ha investito anche gli States, e ovviamente si augura un cambio di tendenza. Ma torniamo alle motivazione del mio amico Mr. B, e precisamente al punto ( c ), ecco a cosa si riferiva

http://www.scienze.uniba.it/PianiStudio/tasse.pdf

 

In sintesi, vuol dire che all’università di Bari ci si può iscrivere gratis ai seguenti corsi di laurea triennali

- Chimica

- Tecnologie Chimiche

- Fisica

- Scienza dei Materiali

- Matematica

perché nessuno più ci si vuole più iscrivere.

 

E' facile prevedere che l’anno prossimo si aggiungano all’elenco anche i corsi di Informatica ed Ingegneria, a meno che si compia un miracolo: si faccia vivo qualche Bill Gates italiano con borse di studio piene di dollari & stage & master per i futuri informatici. Questo perché, in Italia, il problema non sono le tasse universitarie, bensì l’assoluta mancanza di specializzazione che produce con i suoi corsi, che si traduce in un gap abissale tra accademia (con la A maiuscola) e lavoro (con la ELLE sempre più minuscola). Un gap difficile da colmare.

Published giovedì 1 settembre 2005 16.21 by sgainz
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Comments

giovedì 1 settembre 2005 19.12 by romeo

# re: Servono più iscrizioni universitarie... ma a chi?

Ciao,
questa non è una iniziativa dell'Università di Bari, bensì una circolare ministeriale che permette alle facoltà "scientifiche" italiane di abolire il pagamento delle tasse e quindi avere un rimborso dal MIUR. Questo si, è dovuto al calo delle iscrizioni a tali facoltà ma questo non significa che non ci sono studenti o persone capaci di frequentarle anche perchè il nostro piano di studi (anche per il nuovo 3+2) rimane uno dei più qualificanti in europa, poi se non si trova lavoro è un problema delle aziende italiane, infatti molti lavorano all'estero e fanno bene!
Riguardo al punto degli informatici, visto che anche io sono un laureato in informatica e porto avanti dei progetti di ricerca nella mia università, posso dirti che intanto un informatico non si sogna di fare il programmatore, il tuo amico, provenendo da "scienza dell'informazione" dovrebbe sapere che tutte le torie dei linguaggi, ecc... non portano certo ad avere qualifiche "tecniche"! Per fare il programmatore, inteso come sviluppatore non occorre mica l'università, basta vedere questi pazzi della DevLeap!
Il messaggio di Bill Gates dovrebbe essere preso come un buon segno, secondo il mio punto di vista, infatti oggi con le tecnologie che abiamo, non occorre più lo sviluppatore "smanettone per intenderci" ma una figura più astratta che sappia modellare processi invece di scrivere codice!
giovedì 1 settembre 2005 22.27 by marco

# re: Servono più iscrizioni universitarie... ma a chi?

Se posso permettermi, secondo me il problema è anche un altro.
Prima di tutto, in Italia ci sono grandissime differenze tra diverse università e diverse facoltà. La sede di per sé vuol dire poco, conta il binomio sede+facoltà: mi è capitato di vedere nella stessa città due facoltà diverse, una al top in Italia, l'altra negli scalini più bassi. Questa è una cosa secondo me sottovalutata da chi sceglie dove andare a studiare.
Analogamente, anche il rapporto aziende-università è molto variegato. In linea generale mi sentirei di dire questo: lo studente bravo ma non intraprendente ha meno possibilità di uno studente meno bravo ma più abile nel valutare come rapportarsi con il mondo esterno. Con tutte le eccezioni possibili, ovvio.
Sono testimone di una generazione che ha abbandonato l'università (di informatica* in particolare) perché le sirene del mondo del lavoro erano molto più forti (e non solo per una questione economica, parliamo anche di stimoli). Posso però anche affermare che oggi le cose (sempre parlando di informatica) sono ben diverse rispetto ai primi anni '90, quando la distanza tra un laboratorio medio di informatica e la prima società di informatica scelta a caso era siderale.
Poi ci sono mille cose da dire... ma di una cosa sono certo: in Italia ci sono università (o meglio facoltà) che funzionano bene, altre che funzionano male o non funzionano proprio. Se facciamo di tutta l'erba un fascio perdiamo anche quello che di buono esiste, mentre si dovrebbe intervenire in modo più selettivo.

* So che dovrei dire Scienze dell'Informazione...
venerdì 2 settembre 2005 10.00 by sgainz

# re: Servono più iscrizioni universitarie... ma a chi?

In risposta a Romeo Pruno: non era mia intenzione sminuire il valore di una laurea o del laureato in informatica, ma non mi sogno neppure di sminuire il valore del " programmatore"... dato che poi, al di fuori del mondo della ricerca scientifica, un informatico finisce per diventare uno specialista di prodotto - o di prodotti se ha la fortuna di lavorare in un ambiente al passo con l'evoluzione. Questa è, ovviamente, la mia opinione maturata con la mia piccola esperienza. Che poi un informatico "non si sogna di fare il programmatore", credo sia un grosso errore, forse causato proprio dal messaggio accademico che vuole fare dell'informatico un personaggio tanto astratto quanto distante dal mondo del lavoro... scusa se insisto su questo fatto, ma vi siete accorti che non si ricercano più "Brillanti Neo-Laureati" bensì "Comprovata esperienza di almeno 2 anni"?
venerdì 2 settembre 2005 11.37 by romeo

# re: Servono più iscrizioni universitarie... ma a chi?

Fracesco,
la risposta è nel tuo post: "ma vi siete accorti che non si ricercano più "Brillanti Neo-Laureati" bensì "Comprovata esperienza di almeno 2 anni"?" ed anche qui è abbastanza interessante: http://www.alfonsofuggetta.org/?p=127

Ripeto che un Informatico non si sogna di fare il programmatore, semplicemente perchè non occore la laurea per farlo. Io conosco informatici che non sanno accendere il computer ma sono degli ottimi modellatori di sistemi e processi.... Sono dell'idea che se a qualsiasi informatico, dai un libro di un qualsiasi linguaggio di programmazione, esso ha le capacità per assimilarlo ben prima di un programmatore, poichè al contrario di quest'ultimo un informatico non è legato alla tecnologia del monento o di quei anni in cui è stato sviluppato il linguaggio ma ben si ha dietro "la teoria del linguaggio", quella teoria che tutti devono rispettare per "scrivere un nuovo linguaggio" , la semantica, la sintassi, ecc... Mi scuso, ma non volevo neanche io sminuire i programmatori/sviluppatori, anche io programmo e sviluppo,sicuramente meno bene di altri ma essendo anche un teorico, sicuramente ho una approccio diverso alla risoluzione di quei problemi che dati in pasto ad un "programmatore" richiederebbero molti più tecnicismi legati appunto alla sua esperienza sul campo.... E'anche vero che una grande percentuale di evangelist microsoft non ha la laurea, ma hanno fatto bene a non prenderla a che gli serve! Anche io se un giorno (spero il più lontanto possibile) andassi a fare il programmatore in una azienda di scarpe nella mia zona (maceratese) a programmare tutto il giorno controlli per sistemi cad, direi : ma che ho fatto a fare l'università?

Sinceramente, penso che la reponsabilità dei problemi che abbiamo oggi, sia dal punto di vista lavorativo che sociale sia gran parte degli imprenditori che non hanno saputo recepire il messaggio dell'IT.... basta vedere tutte le vicende politiche ed il nazionalismo della lega che vuole proteggere i veri imprenditori italiani, cioè i ciabattini e i contadini arricchiti, che assumono nelle loro aziende informatici, facendogli fare il programmatore assumendolo come metalmeccanico!
Scusa Francesco, per questo post, se lo ritieni troppo OUT taglialo, pure!!
Ciao...e scusa la mia irruenza :-)